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Chi siamo, cosa facciamo“Politica” è, sempre più spesso, considerata una brutta parola; le persone, giustamente nauseate dal ladrocinio continuo e sempre più sfacciato a cui assistono, non trovano rappresentati gli ideali nei quali credono, e si allontanano dalla politica attiva, considerandola un'attività nella quale è possibile solo sporcarsi. “Io non mi sporco le mani con la politica” è una risposta oramai classica, da opporre a qualsiasi tipo di coinvolgimento con il mondo della politica. Ma la politica non è una cosa astratta e lontana da noi, non è qualcosa di cui poter fare a meno: la politica incide sulla nostra vita ogni giorno, decide il futuro nostro e dei nostri figli, e finché permetteremo che siano i peggiori ad occuparsi di politica la situazione non potrà che peggiorare. CivicaMente vuole essere un laboratorio: un luogo in cui, attraverso il dibattito ed il confronto democratico, l'approfondimento delle diverse problematiche, l'attuazione di iniziative mirate e la partecipazione responsabile alla vita sociale e politica, si giunga allo sviluppo di una cultura dell'etica, della responsabilità, del progresso civile e della tutela dei diritti. Un percorso che nasce dal basso e si confronta in primo luogo con la realtà circostante, con i problemi del territorio, con le istituzioni locali; un percorso fatto di ideali e di concretezza, perché né la teoria né la pratica possono funzionare da sole; un percorso capace di coinvolgere le persone per richiamarle alla responsabilità del loro ruolo di cittadini. Vogliamo ricostruire un ideale di politica che non sia più solo una delega in bianco da esprimere ogni tanto con il voto; vogliamo che la politica ritorni ad essere un'attività “nobile” attraverso la quale ci si impegna per il raggiungimento di un benessere comune, nella difesa e non nella distruzione dell'interesse collettivo; vogliamo che la politica cessi di essere un esercizio di potere e torni ad essere vissuta come un servizio. I principi a cui si ispira questa iniziativa sono:
"Dobbiamo guardare ed esaminare insieme: che cosa? Noi stessi. Per abituarci a vedere in noi la parte di responsabilità che abbiamo dei nostri mali. Per riconoscere quanto da parte nostra si è fatto, per giungere ove siamo giunti. [...] nel desiderio invincibile di "quiete", anche se laboriosa, è il segno dell’errore. Perché in questo bisogno di quiete è il tentativo di allontanarsi il più possibile da ogni manifestazione politica. È il tremendo, il più terribile risultato di un’opera di diseducazione ventennale, di diseducazione o di educazione negativa, che martellando per venti anni da ogni lato è riuscita ad inchiodare in molti di noi dei pregiudizi. Fondamentale quello della "sporcizia" della politica, che mi sembra sia stato ispirato per due vie. Tutti i giorni ci hanno detto che la politica è un lavoro di specialisti [...] Teoria e pratica concorsero a distoglierci e ad allontanarci da ogni attività politica. [...] Lasciate fare a chi può e deve; voi lavorate e credete, questo dicevano: e quello che facevano lo vediamo ora, che nella vita politica ci siamo stati scaraventati dagli eventi. […] Credetemi, la cosa pubblica è noi stessi: ciò che ci lega ad essa non è un luogo comune, una parola grossa e vuota. [...] Al di là di ogni retorica, constatiamo come la cosa pubblica sia noi stessi, che ogni sua sciagura è sciagura nostra... per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare, sapete, che con calma cominciamo a guardare in noi, e ad esprimere desideri. Come vorremmo vivere domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere. Ricordatevi siete uomini, avete il dovere se il vostro istinto non vi spinge ad esercitare il diritto, di badare ai vostri interessi.[…]” Giacomo Ulivi (1944) |